Onda del digitale

Gli anni ’90 hanno segnato il momento del grande progresso della tecnologia video-digitale. Le videocamere in commercio sono sempre meno costose e più professionali, i software di montaggio sono sempre più friendly e all’avanguardia. Pensiamo a cosa ha combinato in quegli anni la centralina di montaggio Avid. Grazie alla possibilità di ritocco dei colori e delle dimensioni dell’immagine e alla capacità di far vedere più opzioni di montaggio in pochi minuti, Avid ha introdotto una vera e propria rivoluzione nelle produzioni video e cinematografiche, che costrinse e costringe a ripensare il cinema dal punto di vista estetico e produttivo. Rivoluzione che ha visto l’affermarsi della computer grafica e dei software fruibili anche su modesti personal computer casalinghi.
Inoltre, i grandi colossi che confezionano attrezzature tecniche, stanno concentrando le loro energie nello sviluppo di sistemi di registrazioni digitali che permetteranno una reale competitività con il mondo della celluloide. Attualmente il problema è che esistono (almeno qui in Italia, negli Stati Uniti si stanno già preparando ad una nuova era) solamente sale cinematografiche con proiettori 35mm, mentre non esistono sale con proiettori digitali ancora troppo costosi. Dunque tutto ciò che viene registrato su supporto digitale deve poi essere trasferito in pellicola, ma le videocamere sono alimentate a 50Hrz, e registrano le immagini con un sistema interlacciato a 50 “semi-fotogrammi” al secondo (cioè 25 finti fotogrammi al secondo) mentre lo standard cinematografico è di 24 fotogrammi al secondo, come fare??). La Sony Electronycs insieme alla Panavision Inc. ha prodotto ultimamente il primo prototipo di un camcorder a 24 fotogrammi a scansione progressiva in alta definizione digitale. La camera è stata “richiesta” dalla Lucasfilm e sperimentata nel 2001 per le riprese di “Star Wars - Episodio II”.
Allo stesso tempo si stanno dotando le macchine da presa, pensate unicamente per le grandi produzioni cinematografiche, con porte di uscita IEEE 1394 (Firewire o i-Link per dirla con Apple o con Sony) che permettono di interfacciare la camera direttamente con un Hard-Disk, facendo passare le informazioni delle immagini digitali senza tramite analogico e cioè senza dispersione di qualità. Questo sistema pensato al principio per le videocamere amatoriali, è ora ritenuto fondamentale per le produzioni professionali.
Ogni anno una nuova macchina da presa digitale, ogni sei mesi un aggiornamento dei più importanti software di montaggio, ogni quattro settimane un computer più veloce nei suoi calcoli.
E noi? Noi giovani filmakers dovremmo, impavidi, approfittarne e cavalcare l’onda di questa “tempesta tecnologica”, che riduce notevolmente la distanza che c’è tra una nostra idea e la sua realizzazione. Dovremmo saperne sempre di più, perché ne abbiamo la possibilità, la comunicazione tramite la narrazione cinematografica non è più ad appannaggio di pochi come molti ci vogliono far credere.
Sembra di rivivere il momento storico dell’entrata nel cinema del sonoro. Si dice che molti registi abbiano paura di quest’onda digitale, perché temono di perdere il controllo della loro opera (o dei loro privilegi?) affidando a giovanissimi geni informatici il loro lavoro. Martin Scorsese aspetterà “Casinò” (1995) per provare il montaggio in Avid, David Lynch “Una storia vera”(1999) e non a caso ne ho citati due tra i meno sottomessi alle regole del Grande Cinema.
Altri registi meno timorosi giocano con il digitale puntando solo allo stupore, mettendo in mostra il fantastico mondo dei pixel, dimenticando che il cinema è prima di tutto narrazione. Non mettiamo in gara il cinema con Play Station.

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