Regia: Denys Arcand
Interpreti: Remy Girard, Stéphane Rousseau, Dorothee Berryman, Louise Portal, Dominique Michel
Durata: h 1.42
Nazionalità: Canada/Francia 2002
Genere: drammatico
 

Il canadese Rèmy, 54 anni, divorziato, si trova all'ospedale gravemente ammalato. L'ex moglie Louise, chiama il figlio Sébastien a Londra per convincerlo a tornare a casa.  Sébastien  esita, sono anni ormai che lui e suo padre non hanno più molto da dirsi. Giunto al suo capezzale, nonostante i primi contrasti, si convincera` a riunire per l’ultima volta l’allegra brigata che ha segnato il passato di Rémy: parenti, amici, ed ex amanti…
 
 

Si puo` respirare molta vita in un film il cui protagonista e` destinato, fin dalla prima inquadratura, ad una lenta/feroce/sofferente/inevitabile dissolvenza al nero. Amaro e sorprendente, cinico e anti-consolatorio. Ma anche un buffo (si!) inno all’intelligenza. Il film colpisce cervello e cuore con un concentrato commovente  e crudo di situazioni e siparietti senza soluzione di dis-continuita` passando in rassegna umane debolezze, utopie fallimentari, lucide e folli contraddizioni di noi poveri mortali. Il protagonista offre il destro ad una serie infinita di squarci nel quotidiano, saltabeccando con grazia, semplicita` e poesia tra le pieghe di una vita che finisce mentre disperatamente si cerca di assegnarle un senso che (forse) non c’e`. Qui si esprime l’essenzialita` registica di Arcand, al servizio esclusivo dei dialoghi e dei loro interpreti. Fatta eccezione per la lunga sequenza con camera a spalla che sui titoli di testa ci introduce nell’antro infernale di un reparto di degenza come ne conosciamo (ahime`) tanti, tutto il film si dipana infatti in maniera tecnicamente elementare, “scarnificata”. Lo scontro-incontro padre/figlio e` subito esposto nella sua nudita` piu` imbarazzante. Le colpe di Remy: aver costruito una famiglia senza avere avuto la responsabilita` e la costanza morale di restarle fedele (tra studentesse amanti e bugie senza vergogna). Le colpe di Sebastien: aver preferito la strada del Dio Denaro e la venerazione-consacrazione degli ideali materialisti/nichilisti del declinante Impero Americano (che qui pero` e` fondamentalmente Impero Occidentale). In un alternarsi di colpi di fioretto e sciabola, tra i due riparte a fatica un rapporto di vicinanza. Nella comunione della sofferenza e della paura della perdita, definitiva, dell’altro. Il padre accetta agnostico l’efficienza aziendalista del figlio (neo-barbaro) che, in un crescendo travolgente e straniante, coinvolge nel progetto “Salviamo Remy dallo squallore dei suoi ultimi giorni” amici dimenticati, gay o “intellettualfallimentaristi” (la trovata dell’Istituto Canadese per gli studenti universitari a Roma e` a dir poco spassosa), amanti sfiorite e semidepresse, studenti cinicamente cretini. Poi scuotendo dalle sue fondamenta le ipocrisie di un “Sistema Pubblico” perfetto solo sulla carta. A colpi di mazzette crollano cosi` in sequenza: i vertici ospedalieri, i sindacati (con grottesca comparsata del regista medesimo), la polizia (intenta a mantenere lo status quo delle illegalita` pronta pero` a colpire senza pieta` il Nemico Comodo di turno). Ma nella girandola di personaggi diversa e` la rilevanza morale rintracciabile nella meta` femminile. Partendo dalla tenerezza della futura compagna di vita (si, ma fino a quando?) di Sebastien, Ghislaine, che  virgilianamente ci conduce nella pancia buia di una chiesa in abbandono con icone e simboli senza valore nascosti da teli di plastica impolverati ed impietosi. Per giungere poi alla commovente disperazione, alla lucida follia autodistruttiva della luminosa Nathalie (la meravigliosa e premiata Marie-Josee Croze), figlia insoddisfatta di una delle amanti senza tempo di Remy e qui essenziale dispensatrice di sollievo e pace chimica sotto forma di antidolorifica eroina (con buona pace del politically correct qui defunto insieme al protagonista…).
I sogni e le utopie invecchiano intanto insieme ai protagonisti che pero` fanno nel complesso miglior figura delle giovani leve, superficiali e modaiole. In quest’ottica conosciamo forse meglio l’enigmatica e sfuggente, soprattutto per Remy, sorella di Sebastien, in navigazione sul mare e sulla rete satellitare lontano dalle umane disgrazie e debolezze di tutti noi. Presi e travolti fino alla fine da passioni incontrollate (che meraviglia lo sguardo morente ma anche pieno di desiderio di Remy per due gambe di donna, da Maria Goretti di Genina all’infermiera di turno)  e slanci vitali e voglia di combattere, anche contro i mulini a vento (la memoria dei libri, di Levi e di Soljenitsin, contro le superficialita` ad effetto delle immagini dell’11 Settembre). Fino alla fine senza uscita, da assaporare pacificati con se stessi prima che con gli altri, per gustare la dipartita guardando senza vergogna il lago dei nostri momenti passati o la pista di decollo dei nostri momenti futuri.

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